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July 06

Un amico...

 

Un amico è così

(Canzone di Laura Pasini)

È facile allontanarsi sai
Se come te anche lui ha i suoi guai
Ma quando avrai bisogno sarà qui
Un amico è così

Non chiederà né il come né il perché
Ti ascolterà e si batterà per te
E poi tranquillo ti sorriderà
Un amico è così

E ricordati che finché tu vivrai
Se un amico è con te non ti perderai
In strade sbagliate percorse da chi
Non ha nella vita un amico così

Non ha bisogno di parole mai
Con uno sguardo solo capirai
Che dopo un no lui ti dirà di sì
Un amico è così

E ricordati che finché tu vorrai
Per sempre al tuo fianco lo troverai
Vicino a te mai stanco perché
Un amico è la cosa più bella che c'è

È come un grande amore, solo mascherato un po'
Ma che si sente che c'è
Nascosto tra le pieghe di un cuore che si dà
E non si chiede perché

Ma ricordati che finché tu vivrai
Se un amico è con te non tradirlo mai
Solo così scoprirai che
Un amico è la cosa più bella che c'è

E ricordati che finché tu vivrai
Un amico è la cosa più vera che hai
È il compagno del viaggio più grande che fai
Un amico è qualcosa che non muore mai

 

July 04

Quando nasce un amore..

Quando nasce un amore
Quando nasce un amore non è mai troppo tardi
scende come un bagliore da una stella che guardi
e di stelle nel cuore ce ne sono miliardi
quando nasce un amore, un amore.
Ed è come un bambino che ha bisogno di cure
devi stargli vicino
devi darli calore
preparargli il cammino,il terreno migliore
quando nasce un amore, un amore.
E' un emozione nella gola
da quando nasce a quando vola
che cosa c'è di più celeste di un cielo che ha vinto mille tempeste
che cosa c'è se adesso sento queste cose per te
farò di te la mia estensione
farò di te il tempo della ragione
farò di più
farò tutte le cose che vuoi fare anche tu.
Ti fa bene,
ti piace questa voglia di dare
e ti senti capace
non ti puoi più fermare
come un fiume alla foce che si getta nel mare
quando nasce un amore, un amore...
E' l'universo che si svela
quante parole in una sola
amore mio immenso e puro
ci penso io a farti avere un futuro
amore che sta già chiedendo strada tutta per sè
farò di te la mia estensione
farò di te il tempo della ragione
farò di più
farò tutte le cose che vuoi fare anche tu.
...Sì...
quando nasce, quando nasce un amore.
(Canzone di Anna Oxa)
  
 

E crescendo impari

 

E CRESCENDO IMPARI.......



E crescendo impari che la felicità non e'

quella delle grandi cose.

Non e' quella che si insegue a vent'anni,

quando, come gladiatori si combatte il

mondo per uscirne vittoriosi...

La felicità non e' quella che

affannosamente si insegue credendo che

l'amore sia tutto o niente,...

non e' quella delle emozioni forti che

fanno il "botto" e che esplodono fuori con

tuoni spettacolari...,

la felicità non e' quella di grattacieli da

scalare, di sfide da vincere mettendosi

continuamente alla prova.

Crescendo impari che la felicità e' fatta di

cose piccole ma preziose....

...e impari che il profumo del caffè al

mattino e' un piccolo rituale di felicità,

che bastano le note di una canzone, le

sensazioni di un libro dai colori che

scaldano il cuore, che bastano gli aromi

di una cucina, la poesia dei pittori della

felicità, che basta il muso del tuo gatto o

del tuo cane per sentire una felicità lieve.

E impari che la felicità e' fatta di

emozioni in punta di piedi, di piccole

esplosioni che in sordina allargano il

cuore, che le stelle ti possono

commuovere e il sole far brillare gli

occhi,

e impari che un campo di girasoli sa

illuminarti il volto, che il profumo della

primavera ti sveglia dall'inverno, e che

sederti a leggere all'ombra di un albero

rilassa e libera i pensieri.

E impari che l'amore e' fatto di

sensazioni delicate, di piccole scintille allo

stomaco, di presenze vicine anche se

lontane, e impari che il tempo si dilata e

che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi

più di tante ore,

e impari che basta chiudere gli occhi,

accendere i sensi, sfornellare in cucina,

leggere una poesia, scrivere su un libro o

guardare una foto per annullare il tempo

e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono,

ricevere un messaggio inaspettato, sono

piccolo attimi felici.

E impari ad avere, nel cassetto e nel

cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo

e' una deliziosa felicità.

E impari che i regali più grandi sono

quelli che parlano delle persone che

ami...

E impari che c'è felicità anche in quella

urgenza di scrivere su un foglio i tuoi

pensieri, che c'è qualcosa di

amaramente felice anche nella

malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,

nonostante il tuo volere o il tuo destino,

in ogni gabbiano che vola c'è nel cuore

un piccolo-grande

Jonathan Livingston.

E impari quanto sia bella e grandiosa la

semplicità.

( Anonimo )

July 03

La tempesta.

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A volte nella vita ti sembra di stare sotto un cielo sempre grigio e nuvoloso e allora cerchi una persona che possa essere per te come uno spiraglio tra le nuvole, che ti porti tutta la luce e il calore del sole.

Poi capita un giorno in cui ti sembra di avere incontrato quella persona...ma pensi che da questo incontro possa arrivare una tempesta, non sai bene cosa fare, e aspetti...

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Ma non puoi stare a lungo ad aspettare.


Non avere paura di prendere il largo per paura delle tempeste, altrimenti non vedrai mai cosa c'è dall'altra parte del mare.


Non pensare che nel mare puoi trovare la tempesta, ma pensa che alla fine del viaggio troverai tutto il sole e il calore che cerchi.

Alba su 20mare

Che cosa c'è di più celeste di un cielo che ha vinto mille tempeste ?

 

June 26

La leggenda del falco.

 

Gengis Khan e il suo falco

falconiere

In un recente viaggio in Kazakistan, nell'Asia Centrale, ho avuto l'opportunità di accompagnare alcuni cacciatori che utilizzano il falco come arma. Non voglio addentrarmi in una discussione intorno al concetto di "caccia": mi limito a dire che, in questo caso, la natura compie il proprio ciclo.

Non avevo un interprete, ma ciò che avrebbe potuto costituire un problema, alla fine si rivelò una benedizione. Poiché mi risultava impossibile conversare, prestavo un'enorme attenzione alle azioni: a un certo punto, la nostra piccola comitiva si fermò, un uomo con un falco sul braccio si allontanò di alcune decine di metri e tolse la minuscola celata d'argento che nascondeva il capo dell'uccello. Non so perché avesse deciso di fermarsi proprio in quel posto: comunque, non avevo modo di domandarlo.

L'uccello spiccò il volo, disegnò nell'aria alcuni circoli e poi, con uno scatto, si tuffò nei pressi di un fosso e non si mosse più. Ci avvicinammo: imprigionata fra i suoi artigli c'era una volpe. La stessa scena si ripeté più volte, quella mattina.

Di ritorno al villaggio, incontrai alcune persone che mi stavano aspettando: domandai loro come fosse possibile addestrare un falco, insegnandogli a fare tutto ciò che avevo ammirato nelle ore precedenti - compreso rimanere docilmente sul braccio del padrone (e anche sul mio: mi avevano fatto indossare un lungo guanto di cuoio, affinché potessi guardare da vicino i suoi artigli affilati).

Una domanda inutile. Nessuno sapeva spiegarlo: mi dissero che l'arte veniva tramandata di generazione in generazione, che il padre la insegnava al figlio, e così via. Comunque, di quelle ore, rimarranno per sempre nei miei occhi le immagini delle montagne innevate sullo sfondo, la sagoma del cavallo e del cavaliere, il falco che si leva dal suo braccio e poi si lancia in una picchiata decisa.

Mentre pranzavamo, una di quelle persone mi raccontò una leggenda.

Una mattina, il grande condottiero mongolo Gengis Khan e la sua corte partirono per una battuta di caccia. I compagni portarono archi e frecce; lui, invece, teneva sul braccio il suo falco preferito - migliore e più preciso di qualsiasi dardo, giacché poteva levarsi alto nel cielo e scorgere tutto ciò che un essere umano non avrebbe mai potuto vedere.

Ma, nonostante l'entusiasmo che animava il gruppo, non riuscirono a catturare nemmeno una preda. Mentre facevano ritorno all'accampamento, Gengis Khan - deluso - si separò dalla comitiva, scegliendo di procedere da solo, per non scaricare la propria frustrazione sui compagni.

Si erano trattenuti nella foresta più di quanto avessero previsto, e il grande condottiero era terribilmente stanco e assetato. A causa della calura estiva, i torrenti erano in secca, e questo gli rendeva impossibile dissetarsi. Finalmente, gli apparve una sorta di miracolo: un filo d'acqua che scendeva da una roccia proprio di fronte a lui.

Subito allontanò il falco dal braccio, prese il piccolo calice d'argento che portava sempre con sé e lo riempì lentamente. Quando stava per portarlo alle labbra, il falco spiccò il volo e glielo strappò dalle mani, facendolo rotolare lontano.

Gengis Khan s'infuriò, ma quello era il suo animale preferito, e forse aveva una gran sete pure lui. Così raccolse il calice, lo ripulì dal terriccio e lo riempì di nuovo. Quando fu mezzo pieno, il falco scagliò un altro attacco, facendo rovesciare il liquido.

Gengis Khan adorava quell'animale, ma sapeva di non poter permettere che gli mancasse di rispetto, in nessuna circostanza: qualcuno avrebbe potuto assistere a quella scena da lontano, una persona che in seguito si sarebbe magari presa la briga di raccontare ai suoi guerrieri che il grande conquistatore non era in grado di domare neppure un uccello.

Allora sguainò la spada che portava alla cintura, afferrò il calice e ricominciò a riempirlo, con un occhio alla fonte e l'altro al falco. Quando l'acqua raggiunse quasi l'orlo del bicchiere, mentre si accingeva a bere, il falco si levò " in volo e si diresse verso di lui. Con un colpo secco, Gengis Khan gli trafisse il petto.

Adesso il filo d'acqua si era prosciugato. Deciso a placare la sua sete, il grande condottiero si arrampicò sulla roccia in cerca della fonte. Con grande sorpresa, scoprì una pozza d'acqua, ma dentro di essa vide un serpente morto, uno dei più velenosi di quella zona. Se avesse bevuto, in quel momento non sarebbe più stato nel mondo dei vivi.

Gengis Khan tornò all'accampamento con il falco morto fra le braccia. Ordinò una scultura in oro dell'uccello e, su una delle ali, fece incidere queste parole:

"Anche quando un amico fa qualcosa che non ti piace, continua a essergli amico."

Sull'altra, dispose che fosse scritto:

"Qualsiasi azione motivata dalla furia è un'azione votata al fallimento."

Paulo Cohelo da "Sono come il fiume che scorre".


June 23

Quando ci si innamora...

 

Quando ci si innamora....


Quando ci si innamora,

si può avere una sola certezza:

per un bel po' non capirai che cosa c'è ha nella testa e nel cuore di chi ami.

Quando ci si innamora,

può succedere di tutto, anche niente...

Quando ci si innamora,

la vita prende il fascino di una pericolosa avventura da affrontare,

e senti dentro di te tutte le paure e il coraggio della prima volta che ti innamorasti...

Quando ci si innamora,

la tua vita viene sconvolta...

e rimetti tutto in discussione....

Quando ci si innamora,

viene prima o poi il momento in cui pensi:

“Maledetto il giorno che mi sono innamorato/a”....


Ma se non ci si innamora,

ci si sente come una giornata senza sole,

come un anno senza estate,

come un fiume senz'acqua...


Non si smette di innamorarsi quando si invecchia,

ma si invecchia quando si smette di innamorarsi.”

(GABRIEL GARCIA MARQUEZ.)

 

Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire.”

(Jim Morrison)



June 18

La visita medica

La visita medica

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Sono stato in Clinica per farmi dei controlli di routine e ho constatato che ero ammalato.

Quando mi hanno misurato la pressione, ho visto che avevo l’Asprezza alta.

Nel misurarmi la temperatura, il termometro registrò 40º di Ansietà.

Dalle analisi del sangue è risultato che avevo l’ Indifferenza e l’Antipatia verso il prossimo troppo alta.

Mi fecero un elettrocardiogramma e la diagnosi fu che avevo bisogno di diversi by pass di Amore, perché le mie arterie erano bloccate dalla Solitudine e non irroravano il mio cuore vuoto.

Andai in Ortopedia, dato che non potevo camminare al fianco del mio fratello, e non potevo dargli un abbraccio fraterno,perché mi ero fratturato inciampando con l’Invidia.

Mi riscontrarono anche una Miopia,dato che non potevo vedere al di là delle cose negative del mio prossimo.

Quando dissi di non sentirci tanto bene, mi dissero che avevo tralasciato di ascoltare ogni giorno la Voce del Signore.

Ho promesso che, uscendo dalla Clinica,prenderò solamente le medicine naturali che mi hanno prescritto.

Appena alzato dal letto, bere un bicchiere di “Riconoscenza”, perché ho davanti un altro giorno di vita da vivere.

Prima di andare al lavoro, prendere un cucchiaio di “Pace”, per potermi sentire bene anche con quelle persone che ti sembrano così antipatiche che non vorresti proprio averci a che fare.

Ad ogni ora, ingerire una compressa di “Pazienza”, perché i guai quotidiani sono tanti ma se si è tranquilli dentro e si ha fiducia nella Provvidenza si sopportano meglio.

All’ inizio della mattinata una bella iniezione di “Umiltà”, perché se ti paragoni agli altri starai sempre di malumore: ci saranno sempre persone superiori e inferiori a te.

Al ritorno a casa, un bel flaconcino con una dose di “Amore”, per dire ai tuoi cari tutte le parole buone che non hai potuto dire perché eri al lavoro.

E, prima di andare a letto,prendere due capsule di “Coscienza Tranquilla”, perché hai fatto il tuo dovere e non hai trattato con indifferenza, antipatia o rancore nessuno.


Non deprimerti né disperarti prima di vivere ogni nuovo giorno, ma fai di tutto per essere felice.


June 06

Stasera vorrei parlare al tuo cuore.

 

Stasera vorrei parlare al tuo cuore

cuore


Questa sera vorrei parlare al tuo cuore,

anche se non ci sei,

anche se sei altrove

e non pensi a me...


Ti direi che quando vedi sempre nero nei tuoi giorni,

vorrei parlare al tuo cuore

e illuminarti l' anima...


Vorrei essere il sole

che scioglie il ghiaccio che senti a volte intorno al cuore...


Vorrei essere il vento

che spazza via tutte le nere nuvole della tua anima

e ti porta tutto l' azzurro del cielo...


Vorrei essere come un giorno di festa e di gioia

che spazza via tutta la tristezza che hai nello sguardo,

e riporta la luce della felicità nei tuoi occhi...


Vorrei, ma non posso

perché non ci sei,

sei altrove

e non pensi a me...


Vorrei ma non posso

e il giorno in cui sarò il tuo sole, il tuo vento, il tuo giorno di festa,

non arriva mai…


 

Antonio Sole

6 giugno 2008

Liberamente ispirata alla canzone di Giorgia“Di sole e d'azzurro”



June 05

Antico manoscritto...

 

Desiderata

"Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo"

Va' serenamente in mezzo al rumore e alla fretta

e ricorda quanta pace ci puo' essere nel silenzio.

Finche' e' possibile senza doverti arrendere conserva

i buoni rapporti con tutti.

Di' la tua verita' con calma e chiarezza, e ascolta gli altri,

anche il noioso e l'ignorante, anch'essi hanno una loro storia da raccontare.

Evita le persone prepotenti e aggressive, esse sono un tormento per lo spirito.

Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro,

perche' sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.

Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti.

Mantieniti interessato alla tua professione, benche' umile;

e' un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, poiche' il mondo e' pieno di inganno.

Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c'e' di buono;

molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita e' piena di eroismo.

Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare.

E non essere cinico riguardo all'amore,

perche' a dispetto di ogni aridita' e disillusione esso e' perenne come l'erba.

Accetta di buon grado l'insegnamento degli anni,

abbandonando riconoscente le cose della giovinezza.

Coltiva la forza d'animo per difenderti dall'improvvisa sfortuna.

Ma non angosciarti con fantasie.

Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.

Al di la' di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.

Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle;

tu hai un preciso diritto ad essere qui.

E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l'universo va schiudendosi come dovrebbe.

Percio' sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca,

e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni,

nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.

Nonostante tutta la sua falsita', il duro lavoro e i sogni infranti,

questo e' ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente.

Fa di tutto per essere felice.

Questo testo bellissimo viene quasi sempre presentato come "Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo". Invece nel 1959 il reverendo Frederick Kates rettore della chiesa di St. Paul, a Baltimore, Maryland, incluse questo pensiero in una raccolta di materiale devozionale. In cima alla raccolta, c'era l'annotazione "Old St. Paul's Church, Baltimore, A.C. 1692", che è l'anno di fondazione della chiesa... da qui l'equivoco. In realtà, l'autore di questi versi è Max Ehrmann, un poeta di Terre Haute, Indiana, vissuto dal 1872 al 1945, e scrisse Desiderata intorno al 1927.


May 30

Come ammazzare la moglie e vivere felici...

 

La prefazione del libro di Bruno Tinti “Toghe rotte” ed. Chiarelettere , procuratore aggiunto a Torino.

Come ammazzare la moglie e vivere felici.
Allora. Per prima cosa si ammazza la moglie. La si ammazza con particolare efferatezza, adoperando sevizie e agendo con crudeltà verso le persone sì da integrare l’aggravante prevista dall’art. 61 n. 4 del codice penale; (dunque la si accoltella più volte dopo averla legata e torturata per giorni e giorni) e lo si fa allo scopo di conseguire l’impunità dal reato di truffa per averla depredata di tutti i suoi averi (art. 61 n. 2 del codice penale).
Subito dopo essersi assicurati che sia morta davvero si corre dai Carabinieri insieme con un avvocato e, in sua presenza, si rendono dichiarazioni spontanee (che quindi saranno utilizzabili processualmente; in assenza dell’avvocato di quel verbale si può fare carta straccia), con le quali li si avvisa che la moglie è morta, che la si è ammazzata personalmente e che il cadavere si trova, con gli strumenti usati per torturarla e l’arma o le armi del delitto, in via tale numero tale al piano tale, interno tale; la porta è stata chiusa per evitare che estranei potessero contaminare il luogo del delitto ma la chiave viene consegnata illico et immediate ai Carabinieri.

I Carabinieri si recano sul luogo del delitto, constatano la rispondenza al vero di quanto denunciato dall’assassino, effettuano prelievi, accertamenti di Polizia scientifica e i necessari sequestri. Non arrestano il marito omicida perché:
1) Non sussistono specifiche e inderogabili esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto e attuale pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova, fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento (art. 274 del codice di procedura penale comma 1 lett. A).
Il marito uxoricida infatti ha avvertito subito i Carabinieri che hanno raccolto tutte le prove e anche la sua confessione. Sicché è escluso ogni pericolo di inquinamento probatorio.
2) L’imputato non si è dato alla fuga né sussiste concreto pericolo che egli si dia alla fuga (art. 274 del codice di procedura penale comma 1 lett. B). L’uxoricida si è presentato immediatamente ai Carabinieri e questo, per giurisprudenza costante, esclude che dal suo comportamento possa desumersi l’intento di darsi alla fuga. E in effetti, se non si becca qualcuno con il piede sulla scaletta di un aereo diretto in Uruguay e con documenti falsi, non potremo mai dire che egli intende darsi alla fuga perché, se i documenti fossero veri, quello ci direbbe che sta per intraprendere un viaggio di piacere e non si potrebbe provare il contrario.
3) Non si può, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, pensare che sussista il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede (art. 274 del codice di procedura penale comma 1 lett. C).
L’immediata confessione e l’essersi messo a disposizione dell’Autorità rendono impossibile ritenere che sussista il concreto pericolo eccetera. E comunque trattasi di incensurato e specchiato lavoratore che nulla permette di ritenere che intenda commettere gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata.

Quanto ai delitti della stessa specie di quello per cui si procede, il nostro aveva una moglie e ormai l’ha ammazzata. Iniziata l’indagine penale, il PM non chiederà misure cautelari e comunque il Giudice non le concederebbe per tutti i motivi sopra spiegati. L’indagine è brevissima, proprio perché le prove sono state tutte acquisite; basta sentire i testi indicati dall’uxoricida a spiegazione del suo gesto e quelli indicati dai parenti della vittima. Si arriva in breve all’udienza preliminare per il reato di cui agli artt. 575, 576 e 577 del codice penale (omicidio che prevede la pena dell’ergastolo).

Ebbene: l’uxoricida chiede di essere giudicato con il rito abbreviato che, a norma dell’art. 442 del codice di procedura penale comma 2, prevede che la pena, determinata tenendo conto di tutte le circostanze, sia diminuita di un terzo. Le circostanze aggravanti sono quelle di cui all’art. 61 n. 4 del codice penale (sono state adoperate sevizie) e 61 n. 2 (si è agito per assicurarsi il profitto della truffa).
La pena prevista è l’ergastolo. Solo che: l’uxoricida dimostra di avere ammazzato la moglie, e tanto crudamente, perché lei lo tradiva con il suo migliore amico, che, in quanto migliore amico, sarà ben lieto di confessare, a pagamento, una circostanza che non gli porta nessun nocumento – anzi, la moglie morta era giovane e bella e sarà invidiato da tutti – e che nessuno potrà smentire; sicché al nostro assassino tocca l’attenuante di cui all’art. 62 n. 2 del codice penale, aver agito in stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, avendo fortunosamente appreso dell’illecita e odiosa relazione della fedifraga. Inoltre l’uxoricida farà offerta reale di una congrua somma di denaro ai parenti della moglie, a risarcimento del danno morale e materiale cagionato – la donna era solita sovvenirli con periodiche donazioni –, sicché gli tocca anche l’attenuante di cui all’art. 62 n. 6 del codice penale (risarcimento del danno).
Infine egli potrà godere delle attenuanti previste dall’art. 62 bis del codice penale che nessuno sa perché si concedono ma si concedono sempre; infatti si chiamano attenuanti generiche e vengono concesse perché si è tanto giovani, perché si è tanto vecchi, perché si è condotta una vita specchiata e meritevole, perché si è condotta una vita vergognosa ma la colpa non è tua, è del sistema, della scuola, della famiglia che tutti insieme hanno abusato di te, perché si è confessato, unica cosa giusta in questo caso, eccetera.

A questo punto il Giudice deve governare, bella parola, l’art. 69 del codice penale secondo cui, in soldoni, si deve stabilire se pesano più le attenuanti o più le aggravanti, o se pesano nella stessa misura, e, nel caso di prevalenza delle une o delle altre, applicare solo gli aumenti o solo le diminuzioni. Manco a dirlo, il caso di soccombenza delle attenuanti non esiste quasi nella giurisprudenza italiana; sicché:
1) Una volta venute meno le aggravanti, la pena per l’omicidio non è più quella dell’ergastolo ma quella della reclusione da 24 a 30 anni (omicidio del coniuge, art. 577 del codice penale).
2) I giudici non danno il massimo della pena manco se li ammazzi; quindi 24 anni.
3) Meno un terzo per il 61 n. 2, fa 16.
4) Meno un terzo per il 62 n. 6 fa 11,33 periodico.
5) Meno un terzo per il 62 bis fa 7,5.
6) Meno un terzo per il rito abbreviato fa 5.
7) Siccome la moglie la si è ammazzata prima del maggio 2006, 3 anni di reclusione sono abbonati per l’indulto.
8) Per i restanti 2 anni c’è la sospensione condizionale della pena.
9) Abbiamo comunque un anno di buono se le diminuzioni non vengono applicate nel massimo perché fino a 3 anni c’è l’affidamento in prova al servizio sociale.

A questo punto, di solito, tranquillizzo le mogli spiegando che tutto questo non è proprio verissimo perché il nostro saggio legislatore ha previsto l’art. 67 comma 1 n. 2 del codice penale che, nel caso di delitti originariamente puniti con la pena dell’ergastolo, limita le possibili diminuzioni, dovute ad attenuanti varie, fino a una pena minima di anni dieci. In genere molti mi fanno osservare saggiamente che questa è la legge attuale ma appena qualcuno che conta ammazzerà la moglie e sarà beccato questa norma sarà senz’altro abrogata. Io assento malinconicamente e comunque spiego che, se vogliamo restare proprio a termini di legge, in ogni caso si applica la legge Gozzini: per ogni anno di detenzione che sia stato scontato senza demerito – non con merito, buona condotta ecc., tutti concetti desueti, basta non aver fatto casino – si abbuonano tre mesi; sicché dopo cinque anni e qualche cosa si è ammessi alla detenzione domiciliare con ammissione al lavoro esterno, che vuol dire che la galera si sconta a casa quando si è finito di lavorare; più o meno come facciamo tutti noi.
Poi, arrivati a tre anni di pena residua, c’è l’affidamento in prova al servizio sociale. Così, in conclusione, alla fine ammazzare la moglie costa cinque anni di galera mal contati. Forse questa storiella è sufficiente per capire come mai la giustizia italiana funziona proprio poco e comunque male.

E' un ragionamento lineare.
Poi, come sempre,la realtà supera la giurisprudenza.

25/09/2007

Uccide la moglie e sconta solo due giorni di carcere

Quattro anni fa uccise la moglie a coltellate davanti alla figlia allora sedicenne. Renato di Felice, palermitano di 58 anni, grazie all'ordinanza di scarcerazione del gip, passò solo due giorni in carcere. Da allora non ci è più tornato e probabilmente non ci tornerà. È di ieri, infatti, la sentenza del gup Marco Mazzeo che ha condannato a sei anni questo padre di famiglia che, dopo una vita di umiliazioni, vessazioni e violenze subite in famiglia, il 24 ottobre del 2003, dopo l'ennesima aggressione della moglie, si era lanciato contro di lei e l'aveva uccisa con due coltellate. Quel giorno la donna, ginecologa dell'ospedale Cervello, aveva malmenato e preso a morsi la figlia. E lui aveva perso la testa. Era andato in cucina, aveva preso un coltello e con due colpi, uno alla schiena e l'altro al fianco, aveva ammazzato la moglie. A salvare Di Felice dal carcere, il rito abbreviato e tutte le attenuanti concesse dal giudice nella sentenza di ieri. Dei sei anni per omicidio volontario, infatti, tre saranno spazzati via dall'indulto, mentre gli altri tre potranno essere scontati con una pena alternativa alla carcerazione.

http://www.tg5.mediaset.it/cronaca/articoli/2007/09/articolo5184.shtml


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Il messaggio nella bottiglia.

Antonio Sole

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antonio_1959@hotmail.it
Single, non ho figli,vivo da solo, laureato in Giurisprudenza, lavoro da 22 anni in Tribunale.
Updated 2/17/2007
Updated 9/10/2006
Updated 9/7/2006
Updated 8/11/2006
Updated 8/12/2006