Assistenza tecnica (A): "Sì, in cosa posso aiutarti?"
Cliente (C): "...dopo varie considerazioni, ho deciso di installare il programma Love. Puoi aiutarmi nel processo?"
(A): "Sì, certo. Sei pronto?"
(C): "Non sono molto bravo in queste cose, ma credo di essere pronto. Cosa devo fare?"
(A): "II primo passo è aprire il tuo Cuore. Sai dove è?"
(C): "Sì, ma ci sono diversi altri programmi caricati, ora. Si può installare Love mentre questi stanno lavorando?"
(A): "Che programmi sono?"
(C): "Lasciami guardare...ho Rabbia e Vecchie Ferite, Paura Di Soffrire, Chiusura In Me Stesso, Diffidenza,Risentimento,Guardare I Difetti Degli Altri Ma Non I Propri,in questo momento."
(A): "Nessun problema, Love cancellerà gradualmente Rabbia e Vecchie Ferite dal sistema operativo. Potranno rimanere nella memoria permanente ma non daranno fastidio agli altri programmi.
Love poi coprirà Paura Di Soffrire, Chiusura In Me Stesso, Diffidenza e Risentimento con un modulo proprio, chiamato Fiducia Negli Altri
Piuttosto chiudi perfettamente Guardare I Difetti Degli Altri Ma Non I Propri. Quel programma impedisce a Love di essere installato correttamente. Puoi farlo?"
(C): "Non so come. Me lo spieghi?"
(A): "Con piacere. Vai nel Menu Start e clicca su Perdono. Fallo tante volte quanto necessario a cancellare completamente “Guardare I Difetti Degli Altri Ma Non I Propri”.
(C): "Ok, fatto! Love si sta autoinstallando. È normale?"
(A): "Sì. Ma ricorda che hai solo il programma base. Per cominciare hai bisogno di connetterti a Cuore e caricare l'aggiornamento. Ricordati di farlo ogni giorno!!!"
(C): "Oops! È comparso un messaggio di errore. Dice: 'Error – Program not run on external components.' Cosa devo fare?"
(A): "Non preoccuparti. Significa che Love è settato per girare su Cuori Interni ma non è ancora stato configurato per il tuo Cuore, non lo riconosce.
In termini meno tecnici, significa che devi volere bene a te stesso e devi imparare ad volere bene agli altri, cioè a non trattarli con indifferenza o rancore e a non allontanare per diffidenza chi cerca la tua amicizia.
(C): "E quindi?"
(A): "Scegli “Autoaccettazione”, poi clicca su “Fiducia Negli Altri”,'Riconoscere il proprio valore' e infine 'Riconoscere i propri limiti'."
(C): "Fatto."
(A): "Ora copiali nella cartella "Mio Cuore". Il sistema farà un overwrite (scriverà sopra) ai files in conflitto e utilizzerà una patch (programmino interno) per eventuali errori di programmazione. Inoltre ricorda di cancellare "Pensieri Negativi Sugli Altri” da ogni cartella e di vuotare il "Cestino" per essere sicuro di non poterli recuperare più."
(C): "Ehi! Il Mio Cuore si sta riempiendo di nuovi files. Sul monitor c'è un Sorriso, mentre “Pensieri Positivi Verso Gli Altri”, “Fiducia In Chi Cerca La Mia Amicizia”, e “Desiderio Di Fare Agli Altri Ciò Che Vorresti Fosse Fatto A Te” si stanno autocopiando ovunque. È corretto, questo?"
(A): "Si. A volte per alcuni ci vuole un po', ma ogni cosa richiede il suo tempo. Così Love ora è installato e funziona. Ancora una cosa prima di lasciarci. Love è freeware (non costa nulla). Assicurati di distribuirlo in tutti i suoi moduli a chiunque incontrerai, che a sua volta lo condividerà con altre persone riproponendolo anche a te rinnovato."
(C): "Grazie infinite."
(A): "E’ stato un piacere aiutarti !
Ricorda di mantenere saldo e buono il tuo cuore e di non avere paura, è ricorda che la misura dell’amore è amare senza misura”.
(A): "Ora invia questo messaggio a tutte le persone a cui vuoi bene, anche a chi lo ha inviato a te se è tra le persone a cui vuoi bene, così ogni tuo amico saprà che gli vuoi bene, così come saprai di coloro che vogliono bene a te, per ogni volta che questo messaggio ti ritornerà indietro.
(C): “D’accordo, lo farò sicuramente… lo invierò immediatamente a tutte le persone che amo, così sapranno che nel mio cuore c’è posto anche per loro … sapranno che LI AMO !!!
Con il passare degli anni sono giunta alla conclusione che la paura sia il sentimento predominante nella vita di ognuno di noi, una sorta di maledizione che ci porta poco per volta ad una regressione esistenziale; nonostante i buoni propositi, i percorsi di crescita che ognuno di noi intraprende per evolversi, niente da fare, la paura quando si presenta ci porta come il gambero a compiere quattro passi indietro magari dopo essere avanzati a fatica soltanto di uno. A questo punto mi chiedo: ma che cos'è veramente che ci paralizza tanto da preferire la staticità, il fossilizzarsi in certe posizioni che ci riportano sempre allo stesso punto, piuttosto che buttarci nella "mischia" per provare semplicemente a vedere cosa succede? Ho sentito molti dire: "Ho paura di deludere e/o di essere deluso" ma così facendo non siamo noi i primi ad essre vittime di noi stessi? E se per una volta abbandonassimo ogni sorta di giudizio che ci porta a decidere anche per gli altri, e se ci arrendessimo al fatto che il mondo non gira solo intorno a noi e alle nostre aspettative ma soprattutto e se le abbandonassimo queste benedette aspettative e finalmente accettassimo che in fondo le cose andranno come andranno, nel bene e nel male, e che per quanti muri e barriere ci costruiamo intorno la vita è comunque più forte e li abbatterà con la sua energia dirompente. Tutto questo implica amore e compassione, in primis verso noi stessi e poi nei confronti di chi ci sta attorno ma forse è proprio questo il punto, noi non ci amiamo abbastanza, non abbiamo indulgenza per noi stessi, non ci perdoniamo, non ci consoliamo e finchè non lo capiremo, continueremo ad essere fragili, in balia di emozioni che non sappiamo più riconoscere e che immancabilmente ci lasciano spiazzati, indifesi e feriti.
Cerca di essere più buono del necessario, perché tutti quelli che incontri sul tuo cammino stanno combattendo qualche battaglia.
Stai attento alle parole, possono anche tagliarti la lingua.
Se vuoi che i tuoi sogni si realizzino, non devi dormire.
Di tutto ciò che porti, la tua espressione è la più importante.
La felicità nella tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri.
Il peso più grande che puoi portare è il rancore .
Una cosa che puoi sempre dare ma anche tenerti.... la tua parola. . .
La bugia peggiore è quella che racconti a te stesso.
Se ti manca il coraggio per iniziare, hai già finito.
Una cosa che non puoi riciclare è il tempo perso.
Le idee non funzionano a meno che tu non creda in esse!!. La tua mente è come un paracadute... funziona solo quando lo apri...
Rincorrere la felicità è la gara di tutta una vita!!! Non è mai troppo tardi per essere quello che avresti voluto. La vita è troppo breve per svegliarsi con rimpianti…
… Per questo, ama le persone che ti trattano bene. Dimenticati di quelli che non lo fanno.
Tutto succede per un motivo.
Se ti danno una seconda opportunità, afferrala con tutte e due le mani. Se la tua vita cambia, lascia che cambi.
Nessuno ha detto che la vita fosse facile, ci hanno solo promesso che valeva la pena viverla.
Gli amici sono come i palloncini , quando li hai lasciati andare, forse non ritornano. A volte ci preoccupiamo tanto per le nostre vite agitate e piene di problemi e non ci rendiamo conto che li stiamo lasciando andare tutti. Discutiamo su chi abbia ragione e ci dimentichiamo quale sia la cosa migliore da fare.
Ci accorgiamo dei veri amici solo quando è troppo tardi...
Quando pensi di avere trovato un vero amico, aspetta, perché forse ti stai sbagliando a considerarlo tale, ma se col tempo scoprirai che è un vero amico legalo al tuo cuore per non perderlo mai!
Bimbe rom annegate, il cardinale Sepe condanna l'indifferenza dei bagnanti
Torregaveta, due ragazzine di 11 e 12 anni uccise dal mare mosso. Una coppia di cuginette salvata dai bagnini, mentre in spiaggia c´è chi continua a prendere il sole a pochi metri di distanza
"Girarsi dall'altra parte o, farsi gli affari propri può essere a volte più devastante degli stessi eventi che accadono". Lo afferma l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzo Sepe, in una nota in cui commenta le foto della spiaggia di Torregaveta, in provincia di Napoli, che mostravano persone sdraiate al sole nonostante ci fossero i due cadaveri delle ragazzine rom annegate ieri.
"Violetta e Cristina, due cuginette rom di 12 e 13 anni giravano per le spiagge libere del nostro litorale offrendo, a poco prezzo, calamite colorate o altri oggettini, utili o inutili, che le consentissero di racimolare qualche soldo. Con il mare a due passi hanno lasciato per un momento da parte la loro mercanzia e hanno fatto ciò che tutte le bambine o ragazze della loro età avrebbero fatto: hanno cercato refrigerio nell'acqua. Hanno trovato invece la morte. La più piccola si è trovata subito in difficoltà; l'altra si è lanciata nel tentativo di salvarla. Tutto inutile", scrive il cardinale.
"Un'altra tragedia è venuta così, a ferire il cuore di Napoli. E' una tragedia grave, di fronte alla quale la Chiesa avverte tutto il dolore e l'afflizione per due vite preziose, la cui perdita va a impoverire e rendere in qualche modo più fragile e vulnerabile i due mondi che la comunità cristiana, non solo quella di Napoli, sente più vicini e considera parte privilegiata di se stessa: il mondo dei giovani, e quello degli ultimi della fila, degli emarginati. Di Violetta e Cristina i giornali hanno mostrato le foto quando già tutto era compiuto; e di due bambine abbiamo potuto scorgere appena i piedi che sporgevano da un telo da spiaggia, con il quale qualcuno pietosamente ha provveduto a coprire i corpi senza vita. In quelle tristi e orribili foto si è visto , per la verità, anche altro: gente sullo sfondo, bagnanti che hanno continuato a restare in spiaggia forse perfino infastiditi dalla visione di quei due teli che ingombravano l'arenile. Sono queste le immagini che della nostra città non vorremmo mai vedere, perfino più di quelle che hanno mostrato per il mondo una Napoli sommersa dai rifiuti. La tristezza veniva non solo da quei due copri sotto i teli, segno di una tragedia ancora più penosa di quelle catalogate come "morti sul lavoro", ma proprio dalla gente sullo sfondo o - peggio - dalla gente che faceva da sfondo, che non prendeva parte e non si sentiva per niente coinvolta. Girarsi dall'altra parte o, farsi gli affari propri può essere a volte più devastante degli stessi eventi che accadono".
"L'indifferenza - prosegue il cardinale - non è un sentimento per gli essere umani; e meno che mai poteva (e doveva) essere per Violetta e Cristina già segnata da una vita di stenti e forse debilitate esse stesse dal peso di pregiudizi difficili da sopportare per la loro età. E' tempo di parole chiare per Napoli e non vorremmo che proprio l'indifferenza, in una comunità così generosa e ricca di umanità, possa profilarsi come una nuova - e più grave - emergenza. Dal fronte delle tante crisi è stato appena possibile tirare un sospiro di sollievo per una città indubbiamente più pulita e presentabile. Ma la Chiesa ha il compito di guardare fin dentro l'animo dei suoi figli. E se il velo dell'indifferenza si ispessisce, tutto diventa opaco e tutto può diventare irrimediabilmente sporco. Violetta e Cristina, con il loro sacrificio, chiedono - e ne hanno tutto il diritto - di entrare nell'anima e finanche nella storia di questa Napoli così complessa e difficile. Insieme indicano una direzione di marcia che, in modo misterioso, richiama un evento di tutt' altro genere, svoltosi da tutt'altra parte, ma costruito su una lontananza che non è affatto tale: la giornata mondiale della gioventù che ha visto il Papa consegnare ai giovani parole impegnative ed esigenti. Parole che valgono a capire e a comprendere più a fondo il sacrificio di Violetta e Cristina, due giovani della Chiesa di Napoli. Due giovani di cui questa Chiesa va fiera, e per le quali invoca la preghiera di tutti".
È facile allontanarsi sai Se come te anche lui ha i suoi guai Ma quando avrai bisogno sarà qui Un amico è così
Non chiederà né il come né il perché Ti ascolterà e si batterà per te E poi tranquillo ti sorriderà Un amico è così
E ricordati che finché tu vivrai Se un amico è con te non ti perderai In strade sbagliate percorse da chi Non ha nella vita un amico così
Non ha bisogno di parole mai Con uno sguardo solo capirai Che dopo un no lui ti dirà di sì Un amico è così
E ricordati che finché tu vorrai Per sempre al tuo fianco lo troverai Vicino a te mai stanco perché Un amico è la cosa più bella che c'è
È come un grande amore, solo mascherato un po' Ma che si sente che c'è Nascosto tra le pieghe di un cuore che si dà E non si chiede perché
Ma ricordati che finché tu vivrai Se un amico è con te non tradirlo mai Solo così scoprirai che Un amico è la cosa più bella che c'è
E ricordati che finché tu vivrai Un amico è la cosa più vera che hai È il compagno del viaggio più grande che fai Un amico è qualcosa che non muore mai
Quando nasce un amore non è mai troppo tardi scende come un bagliore da una stella che guardi e di stelle nel cuore ce ne sono miliardi quando nasce un amore, un amore. Ed è come un bambino che ha bisogno di cure devi stargli vicino
devi darli calore preparargli il cammino,il terreno migliore quando nasce un amore, un amore. E' un emozione nella gola
da quando nasce a quando vola che cosa c'è di più celeste di un cielo che ha vinto mille tempeste
che cosa c'è se adesso sento queste cose per te farò di te la mia estensione
farò di te il tempo della ragione farò di più
farò tutte le cose che vuoi fare anche tu. Ti fa bene,
ti piace questa voglia di dare e ti senti capace
non ti puoi più fermare come un fiume alla foce che si getta nel mare quando nasce un amore, un amore... E' l'universo che si svela
quante parole in una sola amore mio immenso e puro
ci penso io a farti avere un futuro amore che sta già chiedendo strada tutta per sè farò di te la mia estensione
farò di te il tempo della ragione farò di più
farò tutte le cose che vuoi fare anche tu. ...Sì... quando nasce, quando nasce un amore.
A volte nella vita ti sembra di stare sotto un cielo sempre grigio e nuvoloso e allora cerchi una persona che possa essere per te come uno spiraglio tra le nuvole, che ti porti tutta la luce e il calore del sole.
Poi capita un giorno in cui ti sembra di avere incontrato quella persona...ma pensi che da questo incontro possa arrivare una tempesta, non sai bene cosa fare, e aspetti...
Ma non puoi stare a lungo ad aspettare.
Non avere paura di prendere il largo per paura delle tempeste, altrimenti non vedrai mai cosa c'è dall'altra parte del mare.
Non pensare che nel mare puoi trovare la tempesta, ma pensa che alla fine del viaggio troverai tutto il sole e il calore che cerchi.
Che cosa c'è di più celeste di un cielo che ha vinto mille tempeste ?
In un recente viaggio in Kazakistan, nell'Asia Centrale, ho avuto l'opportunità di accompagnare alcuni cacciatori che utilizzano il falco come arma. Non voglio addentrarmi in una discussione intorno al concetto di "caccia": mi limito a dire che, in questo caso, la natura compie il proprio ciclo.
Non avevo un interprete, ma ciò che avrebbe potuto costituire un problema, alla fine si rivelò una benedizione. Poiché mi risultava impossibile conversare, prestavo un'enorme attenzione alle azioni: a un certo punto, la nostra piccola comitiva si fermò, un uomo con un falco sul braccio si allontanò di alcune decine di metri e tolse la minuscola celata d'argento che nascondeva il capo dell'uccello. Non so perché avesse deciso di fermarsi proprio in quel posto: comunque, non avevo modo di domandarlo.
L'uccello spiccò il volo, disegnò nell'aria alcuni circoli e poi, con uno scatto, si tuffò nei pressi di un fosso e non si mosse più. Ci avvicinammo: imprigionata fra i suoi artigli c'era una volpe. La stessa scena si ripeté più volte, quella mattina.
Di ritorno al villaggio, incontrai alcune persone che mi stavano aspettando: domandai loro come fosse possibile addestrare un falco, insegnandogli a fare tutto ciò che avevo ammirato nelle ore precedenti - compreso rimanere docilmente sul braccio del padrone (e anche sul mio: mi avevano fatto indossare un lungo guanto di cuoio, affinché potessi guardare da vicino i suoi artigli affilati).
Una domanda inutile. Nessuno sapeva spiegarlo: mi dissero che l'arte veniva tramandata di generazione in generazione, che il padre la insegnava al figlio, e così via. Comunque, di quelle ore, rimarranno per sempre nei miei occhi le immagini delle montagne innevate sullo sfondo, la sagoma del cavallo e del cavaliere, il falco che si leva dal suo braccio e poi si lancia in una picchiata decisa.
Mentre pranzavamo, una di quelle persone mi raccontò una leggenda.
Una mattina, il grande condottiero mongolo Gengis Khan e la sua corte partirono per una battuta di caccia. I compagni portarono archi e frecce; lui, invece, teneva sul braccio il suo falco preferito - migliore e più preciso di qualsiasi dardo, giacché poteva levarsi alto nel cielo e scorgere tutto ciò che un essere umano non avrebbe mai potuto vedere.
Ma, nonostante l'entusiasmo che animava il gruppo, non riuscirono a catturare nemmeno una preda. Mentre facevano ritorno all'accampamento, Gengis Khan - deluso - si separò dalla comitiva, scegliendo di procedere da solo, per non scaricare la propria frustrazione sui compagni.
Si erano trattenuti nella foresta più di quanto avessero previsto, e il grande condottiero era terribilmente stanco e assetato. A causa della calura estiva, i torrenti erano in secca, e questo gli rendeva impossibile dissetarsi. Finalmente, gli apparve una sorta di miracolo: un filo d'acqua che scendeva da una roccia proprio di fronte a lui.
Subito allontanò il falco dal braccio, prese il piccolo calice d'argento che portava sempre con sé e lo riempì lentamente. Quando stava per portarlo alle labbra, il falco spiccò il volo e glielo strappò dalle mani, facendolo rotolare lontano.
Gengis Khan s'infuriò, ma quello era il suo animale preferito, e forse aveva una gran sete pure lui. Così raccolse il calice, lo ripulì dal terriccio e lo riempì di nuovo. Quando fu mezzo pieno, il falco scagliò un altro attacco, facendo rovesciare il liquido.
Gengis Khan adorava quell'animale, ma sapeva di non poter permettere che gli mancasse di rispetto, in nessuna circostanza: qualcuno avrebbe potuto assistere a quella scena da lontano, una persona che in seguito si sarebbe magari presa la briga di raccontare ai suoi guerrieri che il grande conquistatore non era in grado di domare neppure un uccello.
Allora sguainò la spada che portava alla cintura, afferrò il calice e ricominciò a riempirlo, con un occhio alla fonte e l'altro al falco. Quando l'acqua raggiunse quasi l'orlo del bicchiere, mentre si accingeva a bere, il falco si levò " in volo e si diresse verso di lui. Con un colpo secco, Gengis Khan gli trafisse il petto.
Adesso il filo d'acqua si era prosciugato. Deciso a placare la sua sete, il grande condottiero si arrampicò sulla roccia in cerca della fonte. Con grande sorpresa, scoprì una pozza d'acqua, ma dentro di essa vide un serpente morto, uno dei più velenosi di quella zona. Se avesse bevuto, in quel momento non sarebbe più stato nel mondo dei vivi.
Gengis Khan tornò all'accampamento con il falco morto fra le braccia. Ordinò una scultura in oro dell'uccello e, su una delle ali, fece incidere queste parole:
"Anche quando un amico fa qualcosa che non ti piace, continua a essergli amico."
Sull'altra, dispose che fosse scritto:
"Qualsiasi azione motivata dalla furia è un'azione votata al fallimento."
Sono stato in Clinica per farmi dei controlli di routine e ho constatato che ero ammalato.
Quando mi hanno misurato la pressione, ho visto che avevo l’Asprezza alta.
Nel misurarmi la temperatura, il termometro registrò 40º di Ansietà.
Dalle analisi del sangue è risultato che avevo l’ Indifferenza e l’Antipatia verso il prossimo troppo alta.
Mi fecero un elettrocardiogramma e la diagnosi fu che avevo bisogno di diversi by pass di Amore, perché le mie arterie erano bloccate dalla Solitudine e non irroravano il mio cuore vuoto.
Andai in Ortopedia, dato che non potevo camminare al fianco del mio fratello, e non potevo dargli un abbraccio fraterno,perché mi ero fratturato inciampando con l’Invidia.
Mi riscontrarono anche una Miopia,dato che non potevo vedere al di là delle cose negative del mio prossimo.
Quando dissi di non sentirci tanto bene, mi dissero che avevo tralasciato di ascoltare ogni giorno la Voce del Signore.
Ho promesso che, uscendo dalla Clinica,prenderò solamente le medicine naturali che mi hanno prescritto.
Appena alzato dal letto, bere un bicchiere di “Riconoscenza”, perché ho davanti un altro giorno di vita da vivere.
Prima di andare al lavoro, prendere un cucchiaio di “Pace”, per potermi sentire bene anche con quelle persone che ti sembrano così antipatiche che non vorresti proprio averci a che fare.
Ad ogni ora, ingerire una compressa di “Pazienza”, perché i guai quotidiani sono tanti ma se si è tranquilli dentro e si ha fiducia nella Provvidenza si sopportano meglio.
All’ inizio della mattinata una bella iniezione di “Umiltà”, perché se ti paragoni agli altri starai sempre di malumore: ci saranno sempre persone superiori e inferiori a te.
Al ritorno a casa, un bel flaconcino con una dose di “Amore”, per dire ai tuoi cari tutte le parole buone che non hai potuto dire perché eri al lavoro.
E, prima di andare a letto,prendere due capsule di “Coscienza Tranquilla”, perché hai fatto il tuo dovere e non hai trattato con indifferenza, antipatia o rancore nessuno.
Non deprimerti né disperarti prima di vivere ogni nuovo giorno, ma fai di tutto per essere felice.